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VERONA
Seconda città del Veneto per numero di abitanti, Verona è situata ai piedi dei Monti Lessini, sulle rive del fiume Adige. Fiorente già
in epoca romana, conserva di questo periodo testimonianze impo-nenti, come l’arena, adibita a teatro d'opera durante l'estate.
Numerosi sono anche i monumenti medievali, ma la fisionomia di Verona si è formata soprattutto nel
Rinascimento, quando gli Scaligeri, signori della città, costruirono i palazzi che circondano
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Piazza delle Erbe. La prosperità di Verona deriva dalla fertilità
delle campagne circostanti e dalla posizione geografica, all'incrocio di importanti direttrici del traffico: la città è il maggior centro
di raccolta e smistamento dei prodotti ortofrutticoli del Veneto e dell'Emilia-Romagna esportati nell'Europa settentrionale. Verona
è inoltre un notevole centro industriale, finanziario e turistico.In provincia le industrie sono diversificate: si ricordano in particolare
la termomeccanica, l'editoria, la chimica, l'alimentare, la lavorazione del marmo e del granito. Legnago e Villafranca sono
importanti sia come mercati di prodotti agricoli e zootecnici sia come centri industriali. Accoglienti stazioni turistiche sono
Malcesine e Peschiera, sul Lago di Garda. |
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PIAZZA
BRA'
Per compiere il tragitto della tradizionale passeggiata dei veronesi si deve
percorrere l'elegante via Mazzini. La via sbuca all'estremità nord del Listòn,
marciapiede in pietra rosa, lastricato nel 1770, che segue il profilo della
piazza, a lato del quale si affaccia una cortina di palazzi dalla base a
portico. A destra si innalza il cinquecentesco Palazzo Campagna, sede della
Società Letteraria, al centro della "curva" il monumentale Palazzo
Guastaverza-Malfatti, già Honorij, eretto nel 1556 circa su progetto
dell'architetto Sanmicheli. Proseguendo si giunge ai Portoni della Bra', un
ingresso trionfale alla piazza per chi giunge dalla stazione di Verona Porta
Nuova.
PIAZZA ERBE E PIAZZA DEI SIGNORI
Provenendo da Castelvecchio, si percorrono il Corso Cavour e il Corso Portoni
Borsari per giungere a Piazza Erbe, fulcro degli affari cittadini in età
romana e medievale. A sinistra, la Torre delle ore, o del Gardello, eretta da
Cansignorio nel 1370, ospita il più antico orologio a campana della città
(la campana è conservata nel Museo di Castelvecchio). Il contiguo Palazzo
Maffei fu edificato nel 1668 sui resti parzialmente visibili del Capitolium
romano.
ARENA
E' il monumento che più di ogni altro ricorda le origini romane della città
e simbolo di essa in tutto il mondo.
Un grandioso anfiteatro, il terzo per grandezza fra quelli giunti fino a noi e
sicuramente quello meglio conservato, nonostante il terremoto del 1183 che
distrusse il triplice ordine di arcate sovrapposte che lo circondavano
interamente.
Oggi di quel paramento rimane solo una porzione formata da quattro campate che
con amicizia i veronesi chiamano "ala", ma tanto basta perché anche
il turista più distratto possa cogliere l'imponenza del suo aspetto
originale.
Perfettamente integro è invece l'ordine interno, ininterrotta sequenza
formata da 72 doppie arcate in pietra che creano un'ellisse larga centodieci
metri e lunga centoquaranta.
Costruita nel primo secolo dopo cristo con il marmo estratto da cave della
provincia, originariamente era collocata all'esterno delle mura cittadine. Fu
solo nel 265 che, per necessità difensive cagionate dalla presenza di orde
barbare nella pianura padania, essa venne inglobata nel perimetro cittadino
con possenti mura fatte erigere dall'imperatore Gallieno. Mura che sono ancor
oggi visibili nell'omonima piazzetta ad essa retrostante. L'ovale interno ha
un'asse maggiore di circa settantaquattro metri e un'asse minore di
quarantacinque metri. La cavea è formata da 45 gradini che hanno una altezza
media di 45 centimetri.
Durante gli anni dell'impero essa ospitò numerosi combattimenti di gladiatori,
ricordati anche da Plinio il Giovane, nel corso dei secoli al suo interno
furono allestiti spettacoli di ogni genere: tornei, giostre, duelli, balletti,
circhi e rappresentazioni di prosa. Nell'ottocento qualche
"luminare" pensò bene di utilizzarla anche per le ascensioni di
mongolfiere ed improbabili corride, a cui nel 1805 assistette anche
l'imperatore Napoleone Bonaparte.
La stagione lirica è ospitata nelle antiche mura dal 10 agosto del 1913. Fu
il tenore veronese Giovanni Zenatello ad avere l'idea di allestirvi uno
spettacolo d'opera per celebrare degnamente il centenario della nascita di
Giuseppe Verdi; la scelta cadde ovviamente su Aida, la più spettacolare tra
le opere di Verdi e straordinariamente adatta alla grandiosità
dell'anfiteatro sostenuto da una acustica miracolosa.
La scena venne affidata al giovane architetto veronese Ettore Fagiuoli che,
con pochissimi elementi e lasciando respirare sul fondo le gradinate romane,
ottenne un risultato sorprendente.
La rappresentazione di quella prima edizione areniana di Aida costituì uno
dei più importanti avvenimenti internazionali del primo novecento.
Accorsero a Verona migliaia di spettatori da ogni parte d'Italia e del mondo:
americani, argentini, inglesi, francesi, russi, tedeschi, olandesi e spagnoli.
Alla prima assistettero musicisti e scrittori illustri fra cui Puccini,
Mascagni, Pizzetti, Zandonai e Kafka. Fu un successo trionfale. Era
nata la più grande stagione lirica all'aperto del mondo e da allora
l'affluenza del pubblico ha costantemente premiato i suoi inventori: a tutt'ora
l'Arena ospita ogni anno seicentomila spettatori per una cinquantina di
serate d'opera con cinque o sei produzioni che si alternano durante i mesi di
luglio ed agosto.
Arena oggi vuol dire spettacoli prestigiosi ed esecuzioni che appartengono
alla storia del teatro del novecento. Sfogliando gli annali delle sue stagioni
liriche possiamo leggere tutti i nomi dei più grandi interpreti lirici di
questo secolo.
Chi assiste ad uno spettacolo in Arena rimane colpito dalla grandiosità
delle scene e degli arredamenti, dal numero dei partecipanti alla scena,
dalle dimensioni del golfo mistico che accoglie 150 professori; dalle
scenografie imponenti, che cambiano veloci durante gli intervalli; dalla scene
di massa durante le quali il palcoscenico contiene, oltre all'orchestra, anche
200 artisti del coro, 100 ballerini e 200 comparse. Rimane colpito dal
calore del pubblico, che nei giochi di mille candeline, nei prolungati
applausi e negli impietosi fischi è la parte più bella dello spettacolo...
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