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ROVIGO

Rovigo sorge tra il corso del Po e quello dell'Adige, sulle rive del Canale Adigetto. Tradizionale mercato agricolo del Polesine, è una 
città dall'aspetto prevalentemente moderno, che ha conservato pochi ricordi storici (come le torri del Castello e le porte San Bartolo e Sant'Agostino) . Connesse con l'agricoltura sono molte attività manifatturiere locali (zuccherifici, fabbriche di conserve di frutta, molini, 

pastifici).In provincia prevale il settore primario; anche la pesca è molto importante, specializzata nella coltivazione di vongole, mitili e ostriche. In campo industriale hanno rilevanza gli zuccherifici e alcune aziende metalmeccaniche, tessili e delle confezioni. Adria, seconda città del Polesine, era in tempi antichissimi un porto (che forse ha dato il nome al mare 
che bagna la regione, l'Adriatico); per il continuo avanzamento del delta si trova ora a una ventina di kilometri dal mare. Fratta Polesine, già rinomato luogo di villeggiatura dell'antica nobiltà veneziana, è interessante per alcune ville patrizie situate nelle sue Vicinanze.

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COSA VEDERE A ROVIGO

I PALAZZI
Palazzo S. Bartolo del XV secolo.
Palazzo dell'Accademia dei Concordi del XIX sec. opera del Baseggio. Palazzo del Municipio: costruito verso il 1500 e restaurato nel XVIII secolo.
Palazzo Roncale risalente al 1500

Le piazze più antiche di Rovigo testimoniano culture di due epoche soltanto: il Medio Evo e l'età contemporanea. Ed è anche questo un documento della storia della città che conferma come per oltre mezzo millennio Rovigo abbia vissuto in una condizione di stasi. Le piazze più antiche di Rovigo sono quelle oggi intitolate a Vittorio Emanuele II e le due che si aprono davanti, rispettivamente, al Duomo e a S. Francesco.
Con il passare dei secoli, comprensibilmente, l'aspetto visivo determinato dall'edilizia circostante ha subito notevoli, anche radicali modificazioni; ma dal punto di vista della funzionalità, almeno nel caso di piazza Vittorio Emanuele II, la caratterizzazione ricevuta nel Medio Evo è rimasta in gran parte vitale: destinata fin dall'origine alle attività civili e commerciali, conserva ancor oggi la funzione di luogo privilegiato per incontri collettivi: dai raduni politici alle manifestazioni teatrali, a particolari momenti di carattere economico e spettacolare insieme Le altre due piazze, evidentemente concepite in rapporto alle manifestazioni religiose, hanno perso parte del loro significato in seguito all'evoluzione delle celebrazioni dei riti.
Nel Medio Evo si era costituita una piazza anche davanti alla chiesa di S. Giustina: era "la piazzetta" per antonomasia. Essa risentiva di riflesso la vivacità della vicina piazza maggiore, tanto più che fin dall'origine aveva accanto il palazzo degli Estensi, e poi, quando il Polesine passò sotto il dominio veneto, affacciato su di essa venne costruito il Palazzo Pretorio. Ma nel 1809, con l'abbattimento della chiesa, la piazzetta mutò radicalmente fisionomia: ed è significativo che nella nuova area venisse subito trasferita parte del mercato, fino ad allora accolto nella piazza maggiore: ormai era l'epoca in cui le piazze erano concepite non più come luoghi d'incontro, ma come occasioni di razionalizzazione (non meno che di abbellimento) della città, eliminando edifici dall'aspetto cadente e creando spazi per allontanare dal centro - ormai visto sempre più come luogo di rappresentanza - le funzioni ritenute poco compatibili con l'immagine che voleva dare di sé la classe dominante: come, per Rovigo, il mercato trisettimanale. 
Con questa logica nascerà, più di mezzo secolo dopo, piazza XX Settembre (1864), con la dichiarata intenzione di valorizzare la Rotonda, e in realtà nuova sede del mercato.
Le altre piazze all'interno del perimetro delle mura nacquero con intenti prevalentemente estetici ed, eventualmente, igienici: così piazza Merlin, ottenuta dalla demolizione del Ghetto (1930); così piazza D'Annunzio, ricavata demolendo alcune casupole - l'ultima nel 1962 - ormai circondate da edifici di notevole mole; così piazza Matteotti, determinata dalla presenza del castello e che ha trovato definitiva sistemazione solo nel 1978 con il monumento realizzato da A. Murer.
In periferia, piazzale S. Bortolo esisteva già, di fatto: fu solo aperto al pubblico eliminando il muro di cinta che lo delimitava come area pertinente al convento olivetano.

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