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LIVORNO
Livorno, seconda città toscana per numero di abitanti, è uno dei più importanti porti del Tirreno, bene attrezzato per lo smistamento dei containero Sorta nel X secolo come borgo di pescatori e appartenuta, nel corso dei secoli, a Pisa, Genova e Firenze, la città e il porto hanno subìto gravissimi danni durante la seconda guerra mondiale, così che la ricostruzione ha dato a Livorno un aspetto moderno. L'economia di |
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Livorno si basa principalmente sul traffico portuale e sull'industria metallurgica e chimica. Sviluppati sono anche i cantieri navali, le raffinerie di petrolio e l'industria di conservazione del pesce. La città è sede dell'Accademia navale italiana. In provincia, Piombino è sede di un impianto siderurgico e porto di scalo per l'Elba. Sulla costa o nei suoi pressi sorgono anche gli altri maggiori centri della provincia: Rosignano
Solvay, sede di un grande stabilimento chimico, Cecina, attivo centro commerciale, e le stazioni balneari di Castiglione della Pescaia e San
Vincenzo.Il territorio della provincia comprende anche le isole dell'Arcipelago Toscano. Il maggior centro abitato dell'Isola d'Elba è
Portoferraio, che deve il nome alla sua millenaria funzione di porto d'imbarco del minerale di ferro estratto dai giacimenti dell'isola, oggi inattivi. L'Isola d'Elba, per le sue spiagge e i suoi boschi, ha acquistato negli ultimi anni sempre maggiore importanza turistica. |
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COSA VEDERE A LIVORNO
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Isola
d'Elba e la maggiore isola dell'arcipelago toscano, uno dei luoghi più
visitati e suggestivi dell'estata toscana. Situata nel mar Tirreno e separata
dalla costa dal canale di Piombino l'Isola d'Elba ha una popolazione di
circa 28,000 abitanti, Lunga 27 km e larga 18 l'isola, e si trova in
provincia di Livorno.
Fatta
eccezione per il celebre gruppo dedicato a Ferdinando I de Medici
detto dei Quattro Mori, vero e proprio emblema della città, e la
statua dedicata a Pietro Leopoldo di Lorena, due sono state le
stagioni determinanti per l'attuale arredo: il XIX secolo e la seconda guerra
mondiale. La fortuna della scultura celebrativa dell'Ottocento, il progressivo
affermarsi degli ideali libertari che affidavano ai monumenti il ruolo di
memoria e esempio della virtù dei grandi uomini ha trovato qui significativi
episodi. Quella stagione si è aperta con l'attacco e la demolizione del Leopoldo
II di Lorena nella nuovissima Piazza del Voltone (Piazza della
Repubblica) durante i moti popolari del 1849 ed è proseguita con la
realizzazione delle statue degli eroi risorgimentali: Camillo Benso Conte
di Cavour (1871); Garibaldi (1882); Francesco Domenico
Guerrazzi (1885); Vittorio Emanuele II di Savoia (1892); il
monumento alle Otto vittime livornesi nel Cimitero comunale (1881); Luigi
Orlando (1898). Esemplari per i suoi contenuti libertari e i nuovi valori
borghesi i gruppi raffiguranti l'Esule sul confine nell'atto di separarsi
dalla famiglia, di Temistocle Guerrazzi, e la Madre educatrice
di Paolo Emilio Demi. Dopo la prima guerra mondiale sono sorti in tutta Italia
cippi, targhe, monumenti in memoria dei moltissimi caduti: non più la
celebrazione dei singoli eroi, ma in generale ai morti in battaglia, alle
vittime della guerra. Livorno ricorda i propri Caduti per la patria
con un articolato monumento di fronte alla Chiesa del Soccorso e con varie
statue nei cimiteri. La grande guerra ha imposto gravi cambiamenti: molte
opere sono state smontate per la protezione antiaerea e in seguito ricollocate
in spazi diversi, secondo le esigente dei piani di ricostruzione. Si è aperta
poi la serie di monumenti dedicati agli artisti locali, statue e busti, molti
dei quali in arredo al giardino della Villa Fabbricotti, che attiguo alla
Pinacoteca, ha assunto nel secondo dopoguerra il ruolo di importante spazio
pubblico. Tra questi spicca il monumento a Giovanni Fattori di
Valmore Gemignani, in origine collocato nello slargo della Piazza del
Picchetto.
Le schede sono corredate da immagini che permettono l'immediata
identificazione dell'oggetto a cui fanno riferimento.
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