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Regione
Marche Turismo
Regione dell'Italia
centrale. Affacciata a est sul mare Adriatico, confina con l'Emilia-Romagna e
con la Repubblica di San Marino a nord, con la Toscana e con l'Umbria a ovest,
con l'Abruzzo e per un breve tratto con il Lazio a sud. È ripartita nelle
province di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro e Urbino; il capoluogo
regionale è Ancona.
Il nome della regione (usato ufficialmente nelle forma plurale di
"Marche" solo a partire dal 1815), di origine storica, deriva dal
tedesco Mark e indica un insieme di territori di frontiera, "di
marca" appunto, istituiti nel Medioevo, rimasti a lungo divisi e col
tempo aggregati in una sola unità amministrativa. Le Marche si estendono per
9694 km2 e hanno una popolazione di 1.449.123 abitanti (1997); sono quindi una
regione medio-piccola quanto a superficie e con una densità inferiore a
quella nazionale (149 abitanti per km2 contro 191). Il mare a est e
l'Appennino a ovest delimitano nettamente su due lati il territorio
marchigiano; il confine settentrionale non poggia su elementi fisici, quello
meridionale è segnato in parte dal tratto finale del fiume Tronto.
GEOGRAFIA FISICA
La regione ha la forma di un grande
quadrilatero, i cui lati maggiori però si presentano leggermente convessi
verso nord-est con una vistosa sporgenza in corrispondenza dell'aggetto
peninsulare del monte Conero ; si
estende dal crinale dell'Appennino
Umbro-Marchigiano all'Adriatico e tra le valli dei fiumi Conca e Tronto. I
confini amministrativi però non si identificano localmente sempre con quelli
naturali, che all'interno dovrebbero coincidere con la maggiore linea
spartiacque appenninica: alcuni fiumi tributari dell'Adriatico infatti, quali
il Foglia, il Burano e specialmente il Tronto, nascono oltre confine, mentre
la Nera, affluente del Tevere, sviluppa il suo corso superiore in territorio
marchigiano.
Orografia. La regione è
prevalentemente montuosa, benché i rilievi in genere non siano molto elevati.
La cima più alta è il monte Vettore (2.476 m) nel gruppo dei monti
Sibillini, al confine con l'Umbria. Dal crinale appenninico il rilievo digrada
progressivamente verso la costa adriatica, che si presenta piatta e rettilinea
per lunghi tratti, in altri come una stretta cimosa di sabbia, addossata al
ciglione collinare retrostante, in altri ancora alta e rocciosa e spesso
imponente. All'interno il paesaggio montuoso, che è stato interessato da
complessi fenomeni orogenetici, di subsidenza e di assestamento con la
formazione di fratture e di faglie, presenta una grande varietà di forme con
solchi vallivi longitudinali e trasversali al sistema appenninico. Procedendo
verso la costa, le altitudini si abbassano e il rilievo assume una struttura
assai più regolare con dorsali subparallele orientate a nord-est e separate
da solchi vallivi trasversali alla catena appenninica e con il fondo ricoperto
da materiali alluvionali.
Idrografia. I principali corsi
d'acqua, se si esclude, come si è detto, la Nera che è tributaria del Mar
Tirreno, scendono al Mar Adriatico. Per la vicinanza al mare del crinale
appenninico, per la disposizione delle valli che incidono e per l'irregolarità
delle precipitazioni, essi hanno un corso piuttosto breve, tra i 40 e i 110
km, regime torrentizio, bacini imbriferi scarsamente sviluppati e non sono
navigabili.
Clima. Lungo la costa prevale
un clima di tipo marittimo con modeste escursioni termiche e moderate
precipitazioni; procedendo verso l'interno si accentuano sempre più le
escursioni termiche e aumentano in misura considerevole le precipitazioni, che
in alcune aree ristrette di alta montagna raggiungono anche i 2.000 mm annui.
La neve è frequente nei mesi invernali, specialmente all'interno.
Le Marche, la cui forma ricorda un rettangolo, comprendono l'intero versante
adriatico dell'Appennino umbro-marchigiano; il territorio è costituito per
due terzi da colline e per un terzo da montagne, mentre mancano delle vere e
proprie pianure. Al pari dell'Umbria e della Toscana, le Marche sono dunque
una tipica regione collinare: l'altitudine media è di 500 m di quota. La
forma del territorio nelle sue linee generali è semplice: nella parte più
interna si sviluppa, in direzione meridiana, l'Appennino umbro-marchigiano,
formato da una serie di "quinte", in linea di massima sempre più
elevate e compatte col procedere da nord (dove, con il monte Fumaiolo, di 1407
m, si saldano all'Appennino tosco-emiliano) verso il centro, dove si innalza
l'aspro massiccio calcareo del Catria (1702 m), e ancor più verso sud, dove
il sistema culmina, al confine con l'Abruzzo, nei monti Sibillini (monte
Vettore, 2478 m), dai caratteri nettamente alpestri.
Le condizioni climatiche sono influenzate da un lato soprattutto dal mare
Adriatico, considerata la lunghezza della costa marchigiana in rapporto alla
complessiva superficie della regione, dall'altro dal rilievo, appenninico e
subappenninico. Così gli inverni, relativamente freddi nelle località
costiere (le minime oscillano tra 0 e 3 °C: l'Adriatico è un mare chiuso,
non molto profondo, che mitiga poco la temperatura), si fanno rigidi sulle
alture più interne (dove le minime sono sempre inferiori agli 0 °C); sui
monti Sibillini la copertura di neve dura a lungo. Le estati, non
eccessivamente calde sulla costa (con medie sui 22-23 °C), lo sono di più
nelle conche vallive interne, mentre sono naturalmente temperate sui rilievi.
Le precipitazioni, ovunque non abbondanti, si accrescono con regolarità con
l'aumentare dell'altitudine; sono perciò minime sulla costa, specie a sud di
Ancona (600-700 mm annui), massime sulle cime più elevate dell'Appennino
(1200 mm e più).
L'ambiente naturale, che un tempo poteva vantare belle distese forestali, è
stato quasi ovunque trasformato dalle coltivazioni e dai pascoli; di recente,
sulla costa, il turismo balneare di massa ha contornato il litorale di un
unico cordone edilizio, lasciando solo poche tracce del paesaggio originario.
Tra le aree protette, si ricordano il parco naturale del monte Conero, il
parco nazionale dei monti Sibillini, istituito nel 1994 (70.000 ettari,
condiviso con l'Umbria), il parco nazionale dei monti della Laga (condiviso
con l'Abruzzo) e la Riserva delle grotte di Frasassi, un complesso carsico
dell'Appennino, situato poco a nord di Fabriano, con inghiottitoi, grandiose
cavità a volta e laghi sotterranei.
Le Marche sono state interessate negli ultimi decenni da radicali cambiamenti
economici. Ancora agli inizi degli anni Sessanta il 75% del reddito prodotto
derivava dalle attività agricole, con un'agricoltura e un allevamento misti
destinati perlopiù all'autoconsumo (frumento, vite; bovini, suini), che
occupavano due terzi della popolazione e avevano basse redditività. Dominava
la mezzadria. Nelle zone di montagna, per dare maggiori possibilità di
sostentamento alla popolazione, era ancora diffusa la pratica della
"comunanza del legnatico", cioè la possibilità di sfruttare i
boschi in comune. Le produzioni agricole a loro volta alimentavano molini e
piccole industrie alimentari. La presenza di un'argilla particolare forniva
inoltre la materia prima per la produzione di ceramiche di alta qualità; dai
boschi si ricavava legname, dal bestiame pelli per calzature. Ancona aveva un
cantiere navale, mentre Castelfidardo (in provincia di Ancona) era la piccola
"capitale" delle fisarmoniche. Il turismo era pressoché
inesistente. Insomma, in termini complessivi, le Marche costituivano,
agricoltura a parte, un'area depressa.
Nel giro di pochi decenni si sono verificate trasformazioni profonde nei modi
di vivere e di produrre. Il reddito pro capite oggi si affianca a quello della
Toscana: sono entrambi valori che si avvicinano ormai a quelli dell'Italia
settentrionale e, Lazio a parte, si distaccano nettamente dal resto
dell'Italia peninsulare. L'agricoltura marchigiana, che in vaste aree ha
conosciuto estesi processi di razionalizzazione produttiva, ha ancora un ruolo
importante. Ma è soprattutto l'industria, caratterizzata da una molteplicità
di piccole e piccolissime aziende, spesso anche dal lavoro part-time (gli
addetti uniscono l'attività in fabbrica a quella dei campi), a fornire oggi,
insieme con il turismo, quasi unicamente balneare, la principale fonte di
reddito della popolazione e a condizionare i modi di vita.
Come in altre regioni dell'Italia centrale, e soprattutto in Toscana, anche
nelle Marche la conduzione dei fondi agrari si è basata per secoli sulla
mezzadria, organizzazione di origine medievale imposta dai proprietari
borghesi nelle campagne: il mezzadro, coadiuvato nel lavoro dei campi
dall'intera famiglia, cedeva al proprietario terriero metà del raccolto, e ne
otteneva in cambio il diritto a vivere nella casa colonica e a essere
rifornito di sementi e attrezzi. La scomparsa, a partire dalla metà degli
anni Sessanta, della mezzadria ha innescato una serie di grandi mutamenti.
Molti mezzadri hanno scelto di acquistare il podere che già lavoravano,
divenendo così a loro volta proprietari e coltivatori diretti, e hanno
cercato via via di accorpare i fondi, la cui superficie media si è andata così
estendendo e la cui conduzione ha potuto divenire più produttiva, con l'aiuto
della meccanizzazione. Ma in modo ancor più accentuato si è verificata la
fuga dalle campagne, in specie da quelle a debole reddito (aree di montagna e
di collina arida o franosa), con il conseguente incremento della popolazione
urbana.
Ancor più dell'industria di base (cantieri navali, stabilimenti chimici,
raffinerie di petrolio a Falconara Marittima, in provincia di Ancona), che
comunque ha pochi complessi, contano le industrie manifatturiere. È un
settore che si è sviluppato tra gli anni Settanta e Ottanta e che produce
ormai una gamma abbastanza vasta, e soprattutto in quantità rilevante, di
beni di consumo: calzature, capi di vestiario, elettrodomestici, mobili.
Basata sull'azienda piccola o media, la tipica e fiorente industria
marchigiana si innesta in modo diretto sull'esperienza artigianale; utilizza
capitali di provenienza locale e tende a formare delle aree in cui si
concentra una sola produzione, cioè i distretti industriali (Pesaro per i
mobili, Macerata per le calzature, la già ricordata Castelfidardo per gli
strumenti musicali e in particolare, oggi, per le tastiere elettroniche ecc.).
Hanno invece antica e gloriosa tradizione sia le cartiere di Fabriano
(risalgono al XII secolo), sia le manifatture di ceramiche artistiche di
Pesaro.
Il turismo balneare è il vero punto di forza dell'economia regionale, anche
se necessita di un'adeguata protezione dal sovraffollamento estivo; a nord la
Riviera delle Marche si salda ormai pressoché con quella romagnola. Località
come Gabicce Mare e Fano o Senigallia sono oggi tra le più frequentate
dell'Adriatico. Resta invece largamente da incentivare il turismo culturale;
da questo punto di vista la regione è poco visitata se si esclude Urbino.
Tuttavia si avvantaggia della presenza delle università di Ancona, Macerata,
Camerino e Urbino.
Le vie di comunicazione sono ancora insufficienti, rappresentando così un
ostacolo anche per il turismo interno; il solo capoluogo ben servito è
Ancona, nodo stradale e ferroviario, dotato di un buon porto e dell'aeroporto
di Falconara Marittima. I collegamenti da nord a sud gravano interamente sulla
fascia costiera, percorsa sia dalla principale linea ferroviaria, sia
dall'autostrada Bologna-Ancona-Bari. Un'unica linea ferroviaria attraversa
l'Appennino, partendo da Ancona e raccordandosi poi alla Firenze-Roma. Molte
zone delle Marche sono tuttora isolate rispetto alle grandi direttrici del
traffico.
Oltre che nell'economia, i cambiamenti nelle strutture produttive hanno avuto
conseguenze di portata non meno vistosa per quanto riguarda la distribuzione
della popolazione. Le zone di montagna e quelle collinari meno produttive sono
state quasi del tutto abbandonate; all'esodo dalle campagne verso le città si
è accompagnato un rilevante flusso migratorio dalle aree interne alla fascia
costiera, il che costituisce un evento demografico senza precedenti nella
storia marchigiana. Un altro fenomeno rilevante è l'abbandono
dell'insediamento su dorsale e su altura a vantaggio dei fondivalle, dove si
sono preferibilmente impiantate le nuove attività e dove le comunicazioni
stradali sono più facili. Si è così spezzata la distribuzione territoriale
dell'intera regione, piuttosto omogenea, che si era protratta per secoli; la
provincia di Ancona ha oggi una densità di popolazione doppia rispetto a
quelle di Macerata e di Pesaro-Urbino.
Gli spostamenti hanno ormai trovato un equilibrio, sia quelli interni sia
quelli extraregionali, che avevano visto un tempo molti marchigiani emigrare,
diretti a Roma ma anche alle grandi città del Nord; anzi, per le buone
condizioni economiche raggiunte dalla regione nel suo complesso e per le nuove
possibilità di posti di lavoro (il tasso di disoccupazione è circa la metà
di quello medio nazionale) si verifica oggi un certo rientro degli emigrati, a
seguito del quale il numero degli abitanti delle Marche sta registrando un
leggero aumento. Ancona e Pesaro sono le due principali città, entrambe con
circa 100.000 abitanti; Macerata e Ascoli Piceno ne hanno circa 50.000. Altri
centri di un certo rilievo sono Jesi e Civitanova Marche.
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